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Numero 07 - Settembre 2003

IL RITRATTO DI FORCHTENSTEIN
di Enrico Ercole



Carissimi Amici e Soci,
quest'estate l'Ordine del Drago ha visitato per voi il bellissimo castello di Forchtenstein, il maniero medievale in cui è esposto l'unico ritratto a figura intera di Vlad Dracula giunto fino a noi. L'occasione ci ha offerto lo spunto per condurre uno studio approfondito sull'origine e la storia misteriosa di questo quadro. Qual'è la sua storia? Come mai si trova in Austria? Chi lo ha commissionato? A queste e ad altre domande cerchiamo di rispondere con un documentato articolo illustrato da immagini inedite da noi raccolte in occasione della visita al castello. In appendice troverete una notizia sensazionale sul ritrovamento di un probabile ritratto di Vlad Dracula a Vienna!





1 - IL RITRATTO DI FORCHTENSTEIN
Il ritratto a olio di Vlad III Dracula conservato presso il castello di Forchtenstein, imponente maniero medievale situato nella verdeggiante regione austriaca del Burgenland, a pochi chilometri a sud-est dalla cittadina di Wiener Neustadt, è una grossa pala lignea incorniciata di 218x130 cm risalente alla seconda metà del XVII secolo. Fu commissionato a un pittore anonimo dal Principe Paul Esterházy (1631-1690) per la sua "Galleria degli Antenati". Il quadro di Vlad III Dracula nella sala del castello di Forchtenstein. Esposto nella quinta sala del primo piano, insieme ad alcune teche contenenti svariati strumenti di tortura, il quadro ritrae il voivoda valacco in un atteggiamento piuttosto plastico, con uno scettro stretto nella mano sinistra e una grossa sciabola appesa alla cinta. Il copricapo indossato da Dracula è chiaramente ispirato a quello che compare nel più noto ritratto conservato ad Ambras. E' quindi facile presupporre che l'anonimo autore, non avendo certo a disposizione il modello originale, si sia rifatto proprio a quell'opera (di cui per tutto il XVI secolo girarono numerose riproduzioni); manca la grande stella centrale con rubino, ma le file di perle con pennacchio sono chiaramente le stesse. A sinistra un particolare del viso del ritratto di Forchtenstein, a destra il ritratto conservato al castello di Ambras. Il viso si rifà indubbiamente alla notissima descrizione che l'ambasciatore Niccolò di Modrussa fece del principe valacco in occasione del suo soggiorno ungherese alla corte di re Mattia Corvino: "Non era molto alto, ma piuttosto forte e robusto, con un aspetto crudele e terribile, un lungo naso dritto, narici dilatate e un viso magro e rossastro, in cui grandi occhi verdi erano incorniciati da sopraciglia nere e cespugliose che rendevano minaccioso lo sguardo. Il suo viso era ben rasato, tranne che per un paio di lunghi baffi. Le grosse tempie facevano apparire il suo capo ancora più grosso sul collo taurino e pesanti ricci neri gli ricadevano sulle spalle larghe".
Rispetto al ritratto conservato ad Ambras, i baffi sono meno folti, le labbra decisamente più rosse e lo sguardo più incisivo. Le pupille 'grattate' del ritratto di Vlad III Dracula. Ciò probabilmente è da ascriversi alla diversa destinazione delle due opere: nel primo caso, infatti, il quadro doveva sottolineare i lati più inquietanti del personaggio per completare la stravagante "galleria di mostri" voluta dall'imperatore Ferdinando per il suo castello tirolese, mentre alla pala di Forchtenstein è chiaramente affidata una funzione più celebrativa. A proposito dello sguardo bisogna sottolineare un particolare interessante: nel XVIII secolo le pupille sono state "grattate via" dagli abitanti del castello affinché quello strano volto "perdesse definitivamente quell'orrida aria demoniaca" che lo contraddistingueva!
Nel dipinto Dracula indossa una comunissima giacca marrone alla magiara, coperta da un soprabito di broccato rosso con bordature e interno di pelliccia scura. La parte superiore del vestito, con la mantella di pelliccia e il colletto bianco a punte, è chiaramente copiata dal mezzobusto di Ambras (anche se mancano i grossi bottoni dorati), ma l'intera parte sottostante è originale: il pittore si rifece evidentemente alle tipiche tenute dei nobili ungheresi dell'epoca. Stretta in vita Dracula porta una grossa fascia di tessuto ricamato a cui è assicurata una grossa sciabola con fodero. Al mignolo e all'anulare della mano destra, stretta sull'elsa, compaiono due grossi anelli d'oro con pietre scure. Ai piedi calza due stivali a punta in pelle chiara di taglio orientale. Lo sfondo è sfumato, privo di qualsivoglia connotazione ambientale e temporale. Il cartiglio sul ritratto di Vlad III Dracula.
Molto importante è il cartiglio in latino che compare alla destra del viso: "Dracula Waida Princeps et Waiuoda Walachiae Transalpinae hostis Turcarum infensissimus 1466" (Dracula Principe e Voivoda della Valacchia transalpina, ostile nemico dei turchi. 1466). Qui Vlad viene dunque identificato con il soprannome (qui usato con accezione chiaramente positiva) "Dracula" e non con il più noto e diffamatorio "Tepes" (Impalatore). Infine, l'anno riportato nel cartiglio (1466) corrisponde a quello del matrimonio di Dracula con Ilona Szilagy, parente di re Mattia Corvino d'Ungheria, e della sua consequenziale liberazione dalla prigionia di Visegrad. Proprio dai frutti di questo matrimonio, come vedremo più avanti, derivò la discendenza che legherebbe la famiglia Esterházy a quella di Dracula.
Il Principe Paul Esterházy.
2 - L'IMPORTANZA DEL QUADRO
Nel 1995, durante una visita al castello di Forchtenstein, lo storico francese Benjamin Hugo Leblanc si accorse della presenza del ritratto di Dracula, subito confermata dal cartiglio presente sulla tavola stessa. La "scoperta", elogiata e pubblicizzata dagli studiosi più attenti (tra cui l'americano Raymond T. McNally), ci permette di confermare quanto nel XVII secolo Dracula, almeno in Ungheria, fosse ancora considerato un eroe nazionale (un protagonista della storia ungherese di cui un potente principe magiaro come Paul Esterházy potesse vantarsi di avere come antenato) e non il mostro sanguinario descritto nei contemporanei libelli russi e tedeschi diffusi a Vienna. Infatti, l'interpretazione "demoniaca" del personaggio si diffuse in Europa orientale solo a partire dalla prima metà del XVIII secolo, vale a dire proprio nel periodo a cui risale lo sfregio alle pupille del ritratto!
Nel 1997 Leblanc e McNally esposero le loro teorie sul quadro in questione in un approfondito articolo intitolato "Dracula într-un tablou necunoscut" pubblicato sul periodico romeno "Magazin Istoric - Revista de cultura istorica".
3 - PERCHE' A FORCHTENSTEIN? Il castello di Forchtenstein.
La complessa vicenda del ritratto di Dracula esposto presso il museo del castello di Forchtenstein è strettamente legata alle vicende della famiglia Esterházy, potente dinastia di nobili ungheresi proprietaria del castello. Fu infatti il Principe Paul Esterházy a commissionare, nella seconda metà del XVII secolo, il ritratto per la sua "Galleria degli Antenati". Scopo del Principe Esterházy era quello di creare una sorta di "album di famiglia" che ponesse in luce le nobili e antichissime origini della sua stirpe. Come molte altre famiglie aristocratiche dell'epoca, infatti, gli Esterházy impegnarono molte energie per compiere studi sulle proprie origini e sul proprio albero genealogico. L'albero genealogico degli Esterházy in una pala esposta a Forchtenstein.
Spesso condotte senza alcun criterio scientifico, tali ricerche genealogiche avevano come unico scopo quello di "dover" trovare nascoste tra le pieghe del tempo un qualsivoglia pretesto in grado di rendere credibili origini dinastiche di grande prestigio. Il Principe Paul condusse queste ricerche personalmente riuscendo a millantare discendenze dirette nientemeno che dal mitico Attila (il cui ritratto non a caso compare nella galleria di Forchtenstein) e addirittura da Adamo. I risultati di questa ricerca furono pubblicati dal Principe in un trattato intitolato "Nobilissimae ac Antiquissimae Damus Estorasianae".
Tra i prestigiosi discendenti che Paul Esterházy volle includere nel suo fantasioso albero genealogico compare dunque anche Dracula, all'epoca considerato - in Ungheria - un eroe nazionale per via del suo ruolo fondamentale nella battaglia contro i Turchi. Ma quali furono i sentieri cronologici che permisero al Principe Esterházy di risalire fino a Dracula restando nell'ambito del proprio albero genealogico? Qui comincia un perverso gioco di scatole cinesi che ci conduce nel labirintico mistero della dottrina genealogica. Andiamo con ordine. Lo stemma della famiglia Esterházy.
Il cartiglio che compare sulla tela a fianco del viso di Dracula riporta la data del 1466. Come già detto, in quell'anno Vlad sposò in seconde nozze la nobile Ilona Szilagy, parente stretta di Mattia Corvino re d'Ungheria. Da questo matrimonio nacquero due figli: uno ignoto (che fu vescovo di Oradea e morì nel 1482) e Vlad. Quest'ultimo, educato presso la corte del re ungherese, sposò a sua volta una ricca nobildonna transilvana che gli portò in dote molti possedimenti presso la città di Sintesti nella regione del Banato. Loro figlio Ladislas ebbe due figli: Ladislas e Jan, i quali nel 1535 chiesero ed ottennero dall'imperatore Ferdinando il riconoscimento ufficiale del loro rango nobiliare. Come stemma della nuova dinastia dei "Dracula de Sintesti" i due fratelli scelsero una spada con tre denti di lupo sormontati da una cresta rosso sangue: armi molto simili a quelle dei Báthory, altra importantissima stirpe di guerrieri ungheresi (a cui appartenne la mitica Erzsebet Báthory, la contessa sanguinaria vissuta nel XVI secolo). Ciò pare sia dovuto al matrimonio (mai accertato) di una Dracula de Sintesti con un esponente minore della famiglia Báthory. Forte della sua nuova patente di "nobile del Sacro Romano Impero", Ladislas si trasferì dunque in Transilvania per sposarsi con la nobile ungherese Anna vas de Czege. Essendo gli Esterházy imparentati con gli Czege, il cerchio si chiude. Oltretutto Paul discendeva direttamente da parte di madre anche da Nicholas Olahus (illuminato consigliere di re Ludovico II d'Ungheria, nonché Vescovo di Belgrado e Primate d'Ungheria), che a sua volta vantava di essere "ex saguine Draculae". Una doppia conferma che permise all'Esterházy di annoverare con orgoglio Vlad Dracula tra i propri antenati e di poter così esporre nella sua galleria il ritratto del voivoda valacco.
Il fatto che sul ritratto commissionato dal Principe compaia proprio la data del 1466 - vale a dire l'anno del matrimonio di Dracula con Ilona Szilagy (al quale come abbiamo visto si deve la discendenza di Paul Esterházy da Dracula) - non può che confermarci le teorie sopra esposte.

4 - COME VISITARE IL CASTELLO Il castello di Forchtenstein.
Il castello di Forchtenstein si trova a una trentina di chilometri a sud-est della bella cittadina di Wiener Neustadt (a sud di Vienna). Per trovare il castello basta imboccare l'autostrada in direzione "Eisenstadt" e quindi uscire a "Mattersburg". Una volti giunti all'interno del paese, troverete le indicazioni necessarie per arrivare al castello. Un consiglio: non cercate di studiare vie alternative perché rischiereste di perdervi in un dedalo di stradine di campagna senza alcuna indicazione. Il castello è aperto dal 1° aprile al 31 ottobre, dalle 9.00 alle 16.00. Durante la stagione invernale le visite vanno concordate su appuntamento (0043.2626.81511) L'ingresso è a pagamento e prevede solo visite guidate in tedesco. Con il pagamento di un biglietto aggiuntivo si possono anche scattare fotografie. Per pranzare o cenare consigliamo l'ottimo ristorante di fronte al castello.



In appendice all'articolo sul ritratto conservato presso il castello di Forchtenstein vi segnaliamo una scoperta piuttosto curiosa fatta da alcuni studiosi di storia dell'arte a Vienna.

La chiesa di Santa Maria am Gestade. Presso la chiesa viennese di St. Maria am Gestade (pregevole edificio gotico risalente al XIV secolo) è esposta una pala d'altare (olio su legno, 200x161 cm) molto particolare. Dipinta quasi certamente negli anni Sessanta del XV secolo da un pittore anonimo, la pala in questione rappresenta la crocifissione di Gesù. Particolare della pala d'altare conservata presso la chiesa di Santa Maria am Gestade di Vienna. Sulla sinistra della croce sono rappresentate le Tre Marie con Giovanni, mentre sulla destra compaiono Maria Maddalena (ai piedi della croce), un gruppo di soldati e alcuni giudei. Tra questi ultimi compare una strana figura che non può non ricordare i tratti di Vlad Dracula: il cappello ornato di perle con fermaglio centrale, i lunghi baffi neri e il naso aquilino. La posa assunta dal personaggio in questione è molto particolare, in quanto sembrerebbe quasi volerlo fermare nell'atto di una discussione. Il fatto che non rivolga lo sguardo verso la scena della crocifissione, potrebbe lasciar pensare ad una personificazione negativa della sensibilità umana, cioè alla totale indifferenza nei confronti del dramma che si sta consumando davanti ai suoi occhi. Come già avvenuto nel caso dell'anonima "Crocifissione di Sant'Andrea" Crocifissione di Sant'Andrea conservata sempre a Vienna (Galleria d'Arte del Belvedere), qui Dracula potrebbe essere stato ritratto come personificazione del male (la mano nascosta nel mantello farebbe pensare infatti a qualcosa di oscuro, ad un atto misterioso ancora da compiersi o che si è appena compiuto). Tuttavia, a differenza dell'opera appena citata (dove la somiglianza è assoluta e comprovata dagli studiosi), nel caso della pala di Santa Maria am Gestade non siamo assolutamente certi del fatto che il personaggio ritratto sia effettivamente Dracula. La "Crocifissione di Sant'Andrea", infatti, appartiene ad un periodo più tardo (dopo la morte del voivoda), cioè agli anni in cui a Vienna le malefatte di Dracula erano già ben note al pubblico grazie alla stampa di diversi libelli diffamatori. Resta il mistero. Se il personaggio che compare nella pala d'altare esposta nella chiesa viennese (risalente al periodo in cui Vlad III era prigioniero di Mattia Corvino a Visegrad) fosse veramente Dracula, la scoperta comproverebbe senza alcun dubbio che la fisionomia che conosciamo attraverso i ritratti postumi di Ambras, Vienna e Forchenstein sia effettivamente corrispondente a quella del vero Dracula. Potrebbe quindi trattarsi di un indizio che comproverebbe la teoria che vuole i ritratti postumi di Dracula tutti ricavati da un originale ritratto eseguito Dracula vivente e che sarebbe circolato per Vienna prima di venire distrutto o perso. Resta il mistero.



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Per ulteriori informazioni potete scriverci: vlad@ordinedeldrago.it


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