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Numero 05 - Luglio 2003

DRACUL - DRACULA
Estratto dal cd-rom Vlad Dracula



Sull'etimologia del termine "Dracul-a" intere generazioni di linguisti e storici si sono battute per affermare le proprie ipotesi, molte e diversissime tra loro. Quella più accreditata sembrerebbe quella che attribuisce l'appellativo "Dracul" a Vlad II dopo l'investitura dell'Ordine del Drago avvenuta a Norimberga nel 1431. Il termine "Dracul" designerebbe infatti il drago, simbolo dell'Ordine ma anche creatura maligna, diabolica. Oltretutto l'assonanza della parola "Dracul" con il termine "drac", demonio in romeno, non farebbe che rendere l'aggettivo ancora più carico di significati negativi. In sostanza Dracul significherebbe "del drago". Vlad Dracula in un ritratto del XV secolo.
Per quanto riguarda poi la parola "Draculea" o "Dracula", sempre secondo questa diffusissima teoria, non sarebbe altro che una variazione grammaticale (sorta di genitivo di origine slava) della radice "Dracul" e significherebbe "di Dracul", o "del Drago" o ancora "del Demonio". Molti studiosi comunque trovano piuttosto improbabile che un principe si facesse identificare con l'immagine del drago utilizzata dai cavalieri dell'Ordine in quanto nelle insegne l'animale appare abbattuto, significando la sconfitta del male eretico. E' quindi più probabile che Vlad II avesse scelto come simbolo da rappresentare nelle proprie armi il drago come semplice raffigurazione della potenza, della fierezza. Ciò spiegherebbe i numerosi bassorilievi fatti scolpire da Dracul, su diverse facciate di monasteri e palazzi, che raffigurano un drago con le ali aperte.
Altri storici sostengono invece che "Dracul" era il soprannome comunemente affibbiato a quei comandanti militari che si distinguevano in battaglia per il loro coraggio, battendosi come draghi o con "la furia dei demoni".
Certo è che il soprannome "Dracula" non è, come molti hanno sostenuto, di origine valacca ma bensì di origine "estera" tanto che lo stesso Vlad scoprì di essere così soprannominato solo in seguito al suo soggiorno presso la fortezza ungherese di Visegrad. La riprova di tale affermazione risiederebbe nel fatto che il voivoda cominciò a firmare alcuni documenti rivolti all'esterno del paese con il soprannome di "Dragwyla" soltanto a partire dal 1475, cioè dopo la prigionia ungherese.


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