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Numero 46 - Novembre 2014

MARVEL’S DRACULA!
di Enrico



Che la vicenda umana di Vlad III, sanguinario voivoda di Valacchia vissuto nel XV secolo, a tutti meglio noto come “Dracula” o “L’Impalatore”, sia ricca di spunti talmente epici da sembrare quasi frutto della fantasia perversa e malata di un romanziere psicotico è cosa ben nota. Eppure non sono bastate le lunghe prigionie, le battaglie sanguinarie, gli impalamenti di massa, gli scorticamenti, gli sbudellamenti, le fughe rocambolesche e nemmeno la misteriosa tomba vuota di cui ci parlano le cronache dell’epoca a trasformare il Dracula storico in un eroe cinematografico. L’occasione tuttavia era troppo ghiotta per sfuggire a una major danarosa ed esperta in mostri come la Universal. Ed eccoci dunque accontentati con “Dracula Untold”, filmone epicofantasygothicavventuroso diretto da Gary Shore, già campione di incassi dopo soli due giorni di sala. Intendiamoci, lo sappiamo bene che non è la prima volta che il cinema strizza l’occhio al Dracula storico: ricordiamo tutti l’epico prologo con cui Francis Ford Coppola aprì nel 1992 il suo goticissimo “Dracula di Bram Stoker” svelando al mondo intero che Dracula era esistito veramente, guerriero valoroso prima ancora che un vampiro assetato di sangue uscito dalla penna dell’irlandese Bram Stoker (che se lo sognò nei panni di un vampiro dopo aver fatto indigestione di granchi). E ancora prima di Coppola tentò il colpo del parallelo principe/vampiro Dan Curtis con il suo soporifero “Il demone nero”, per il quale fu chiamato a interpretare il doppio ruolo del principe/vampiro un improbabile Jack Palance , con tanto di flash back in cui ce lo ritroviamo vestito da crociato a combattere contro i turchi. Come non citare anche l’indigeribile polpettone romeno diretto da Doru Nastase su commissione del dittatore Nicolae Ceausescu di cui non rimane quasi traccia nella filmografia europea. Resta ancora meno di “Dark Prince”, film per la tv (non malvagio a dirla tutta) diretto nel 2000 da Joe Chappelle con un esaltato Roger Daltrey (sì proprio lui, il cantante degli Who) nel ruolo del governatore transilvano Janos Hunyadi.
Tornando al nostro eroe c’è da dire che non colma il vuoto, anche se si sforza… e parecchio. Nonostante il dispiegamento di effetti speciali, qualcuno usato con soluzioni davvero intriganti (come lo scomporsi del protagonista in giganteschi stormi di pipistrelli assassini), “Dracula Untold” resta infatti un esperimento riuscito a metà: per due ore si penzola senza sosta tra l’affresco storico e il film horror senza mai trovare il bandolo della matassa. I troppi errori della ricostruzione storica e il poco rispetto della mitologica vampirica ne fanno un film ibrido… In mezzo a tutto questo risulta inconcludente, e a tratti involontariamente comico, lo sforzo di trasformare Dracula in un supereroe Marvel che corre come Capitan America menando bracciate come Hulk al comando di fulmini come Thor. Colpa di questo cinema poco coraggioso che paga il suo debito allo strapotere Marvel? Forse. Se poi ci mettiamo il villain di turno, il sultano Maometto II, che compare fasciato in un’armatura splendente che lo fa sembrare la nemesi aurea di un Cavaliere dello Zodiaco, il quadro si forma completo. Non tutto però è da buttare: bellissime le scene di battaglia, soprattutto quelle ambientate nelle schiere ottomane coi giannizzeri bendati che marciano verso il castello del nemico battendo gli stivali a terra (quel rumore intrigante che ricorda per forza l’inquietante incedere degli androidi in marcia contro Kyashan) . Da tutto questo Dracula ne esce con le ossa rotte: nonostante gli sforzi del bravo Luke Evans (Scontro tra Titani, The Raven, Fast and Furious 6, Lo Hobbit), il personaggio resta abbozzato, senza cesellature: va bene trasformarlo in un papà e in un marito amorevole, ma la storia grida vendetta… dov’è finito il guerriero feroce e astuto che abbiamo imparato a conoscere leggendo i libelli russi e tedeschi del XV secolo? Intrigante l’idea di farlo ricorrere al “lato oscuro” per trasformarsi in invincibile paladino pronto a sacrificarsi per la sua terra (che, detto per inciso, non sarebbe la Transilvania ma la Valacchia), ma il plot dopo un po’ arranca stanco. La materia vampirica, se fino alla fine del film viene reinterpretata in maniera originale ed elegante, nell’ultima mezzora sprofonda nel ridicolo con branchi di non-morti che claudicano come gli zombie di Romero. Le scenografie, così come i costumi, seppur di alto livello, non restituiscono la magia delle ambientazioni bizantineggianti delle corti dell’Est europeo del XV secolo inventandosi una moda e un’architettura quattrocentesca bislacche e improponibili. Bello il duello finale tra Dracula e Maometto, con il vampiro alle prese con un letto ustionante di monete d’argento: ma poi viene alla mente l’esilarante scena di “Amore a primo morso” in cui il nipote di Van Helsing spara tre pallottole d’argento nel cuore di Dracula, il quale, un po’ scocciato, risponde: “No quello è per i lupi mannari!”. E l’epica va a farsi benedire per l’ennesima volta, con i fulmini di Thor come sottofondo e lo scintillio dei Cavalieri dello Zodiaco negli occhi.


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