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Numero 40 - Novembre 2012

MOSTRA DRACULA ALLA TRIENNALE
di Enrico Ercole



Amici e Soci,

nei giorni scorsi abbiamo annunciato l’apertura a Milano della mostra “Dracula. Il mito dei vampiri” alla Triennale. Oggi siamo andati a vederla per voi.
Premettiamo che siamo felicissimi che si dedichi spazio al mito di Dracula, in tutti i modi e in tutte le forme possibili, quindi l’operazione viene promossa a pieni voti da subito. Quel che lascia perplessi è come è stata realizzata la mostra. Il percorso non svela affatto come si è passati dalla figura storica di Vlad Dracula al vampiro di Stoker e nemmeno come si sia passati dal romanzo al cinema. Ci si chiede quindi quale parte della mostra sia dedicata al “mito”, visto che è proprio la mitologia la grande assente: tanta storia con pezzi pregevolissimi, qualche proiezione, molte divagazioni su moda e design che nulla hanno a che spartire con l’universo dei vampiri.
La mostra si apre con una grande sezione dedicata a Vlad Dracula: pezzi da novanta sono il ritratto di Ambras e quello di Forchenstein, peccato però che non siano didascalizzati come meritano e che della storia dei due dipinti non venga spiegato nulla. Perché il ritratto di Ambras fu voluto da Ferdinando II per la sua galleria sui mostri? Perché il ritratto di Forchenstein ha le pupille grattate? Non lo saprete mai. Mancano i libelli diffamatori su Vlad che tanta parte ebbero nel far arrivare a Stoker il mito sanguinario di Dracula: la copia conservata a Colmar era facilmente reperibile chiedendola alla biblioteca. Stupendo l’originale del libro che contiene i Commentarii di Papa Pio II in cui parla di Dracula. Manca completamente una spiegazione dettagliata della storia del personaggio, la sua biografia. Archi non suoi, armature non sue e turbanti non suoi non bastano a trasferire la sensazione del cruento medioevo valacco vissuto da Dracula: insomma manca Dracula… La completa mancanza di illuminazione poi rende davvero faticoso, se non impossibile, leggere le didascalie e, quando si riesce a intuirne il senso raramente si resta soddisfatti. La preziosissima serie di edizioni originali di trattati sui vampiri del XVIII secolo è senza dubbio una delle chicche della mostra: vale il prezzo del biglietto. Ma dov’è finita tutta l’analisi sui vari trattati, dove è finito il percorso filosofico che porta dalla certezza dei primi autori allo scetticismo volterriano. E l’editto antivampiro di Maria Teresa può essere sbolognato con il frontespizio del trattato di Van Swieten? Manca poi tutta una parte su cosa sono i vampiri, sul perché si combattono con certi metodi, su perché hanno certe abitudini… soprattutto manca tutta quella parte, fondamentale per tutti, esperti e non, che spieghi la trasformazione di Dracula in vampiro… ci si aspettava di trovare quantomeno le fonti originali su cui lavorò Stoker: una è alla biblioteca di Whitby. Pezzo prezioso è la prima edizione di Dracula con autografo, ma mancano tutte le altre che testimoniano quanto Dracula sia stato tradotto nel mondo… perché questo libro ha tanto successo? La sezione cinema è sguarnita: non un manifesto… non basta la sceneggiatura originale di Coppola a fare una sezione sul cinema vampirico… quattro schermi giganti proiettano immagini che non vengono spiegate e che appartengono solo superficialmente alla mitologia cinematografica di Dracula. Così come deludente risulta l’omaggio a Eiko Ishioka: una riproduzione dell’armatura vestita da Gary Oldman non giustifica la parola “omaggio” usata all’ingresso, visto che la costumista giapponese vinse l’oscar grazie a ben altre opere d’arte, primo fra tutti l’abito da sposa di Lucy o la tornure rossa vestita da Mina. Sempre belle le tavole del Dracula di Guido Crepax. La sezione sulle vamp appare del tutto scollata e francamente non aggiunge nulla alla mostra visto che vengono esposti abiti la cui collocazione in quel contesto risulta del tutto arbitraria. Insomma, tante cose belle davvero golose ma posizionate fuori contesto, un percorso caotico che non spiega nulla a chi non conosce la materia e finisce per stancare l’esperto che non trova la chicca che cerca. Ed è un peccato perché il materiale esposto, specie la parte sul Settecento, meritava davvero un approfondimento più coinvolgente.
Andate a vederla perché sono esposti pezzi non facili da rivedere, specie tutti assieme!


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