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Numero 18 - Agosto 2006

GENESI DI UN DRACONIANO
di Marco, socio P080



Potrebbe suscitare qualche interesse per il nostro Ordine, la storia personale dei suoi adepti, chiaramente non in relazione alle vicende strettamente private, ma in riferimento alle motivazioni ed alle circostanze che hanno condotto un individuo qualsiasi, come lo è ognuno di noi, a seguire con assiduità e metodo le orme del personaggio titanico conosciuto come Dracula.
Lo sappiamo bene, Dracula è un mostro bicefalo e ci si può innamorare prima di un volto, per poi scoprire che l'altro, dopo un'attenta analisi, mostra profili ben più affascinanti. Il primitivo dilemma, vampiro o guerriero, è ormai una costante fissa dell'universo draculiano, inscindibile dalla reale natura del personaggio.
Dunque sarebbe stimolante, anche come puro esercizio mentale, scavare nei meandri profondi del nostro cervello per risalire alla ancestrale scintilla che ha scatenato il fuoco della passione. Poi, sempre continuando nel piacevole itinerario sinaptico, sviscerare i motivi del nostro amore per capire come mai abbiamo in preferenza un volto rispetto all'altro.

E' un timido invito che porgo a tutti voi, cari colleghi e fratelli e per dimostrarvi la validità del progetto voglio io, brevemente, dare inizio al simposio.

Appartengo alla generazione dei quarantenni e per noi, volenti o nolenti, Dracula era sinonimo di Christopher Lee, l'attore inglese protagonista di una serie infinita di film seri e semiseri (addirittura umoristici) che popolò le sale cinematografiche nella seconda metà degli anni '70: Dracula, dunque, come prototipo dei vampiri e nessuno poteva sospettare che dietro la finzione si annidasse un principio di realtà. In più, i bambini degli anni settanta non avevano la minima idea di chi fosse Bram Stoker e pertanto Dracula era stato privato persino della nobile origine letteraria ottocentesca per essere sostituita da una caduca celebrità di stampo hollywoodiano.
Esiste una equazione quasi sempre costante nei giovani degli anni 70 - 80: chi è appassionato dei film del genere fantastico, è anche un assiduo divoratore di fumetti. Io, in particolare, preferivo la produzione della casa editrice milanese "Corno" che importava in Italia le testate della Marvel Comics Group. Mi pare fosse una afosa estate dei primi anni ottanta quando iniziò una gloriosa collana intitolata "Super Fumetti in Film - Film in Super Fumetti" in cui venivano raccolte le strisce che avevano avuto una trasposizione cinematografica o viceversa. Si poteva trovare "Il Pianeta delle Scimmie", "Doc Savage", "Tarzan", "Frankenstein" e, dulcis in fundo, "Dracula". Sinceramente non avevo assegnato al Principe delle Tenebre una preferenza rispetto agli altri soggetti; la collana mi piaceva molto e mi abbeveravo di quei fumetti sotto l'ombra di un ombrellone di una affollatissima spiaggia adriatica. Ma fui folgorato da un episodio del volume dedicato a Dracula: la storia di un re transilvano (sic), chiamato Drakul (sic), strenuo combattente contro i Turchi, trasformato in un vampiro da una zingara per salvarlo da morte certa dopo una cruenta ed eroica battaglia. Nella prefazione, il curatore della collana, il mitico Luciano Secchi (in arte Max Bunker, creatore di Alan Ford, Kriminal e Satanic), affermava con matematica certezza che un certo Drakul era realmente esistito e che il padre letterario di Dracula, il romanziere irlandese Bram Stoker (nome che a 14 anni udii per la prima volta) si fosse ispirato ad esso.
La sorpresa fu massima perchè nella miriade di personaggi fantastici dei fumetti, adesso uno di loro si materializzava divenendo reale, circostanza che magicamente avvicinava Realtà e Fantasia di fronte agli occhi immaturi di un adolescente. Stesso effetto avrebbe sortito se avessi scoperto, per assurdo, che l'Uomo Ragno si aggirava furtivamente fra i grattacieli di Mahanattan e non solo nella vulcanica mente di Stan Lee.
Questo accadeva in piena adolescenza e la questione draculiana si concluse lì, nella felice constatazione che le letture dei comics potevano insegnare persino la Storia. Imparai per esempio che la Turchia, alla fine del '400, era una grande potenza, paragonabile all'Antica Roma o ai moderni Stati Uniti. Vi pare poco. Tutto ciò era del tutto alieno alle aspettative intellettuali di un ragazzotto debosciato fermamente convinto che farsi una cultura fosse un incidente di percorso unicamente connesso al terrificante periodo scolastico e non una condizione costante dell'Essere Umano nell'incessante cammino di crescita personale nella ricerca della Conoscenza.
Però il mondo di Dracula racchiude in se un altro aspetto psicologico della natura umana: il Viaggio. Ogni persona che è incline al mistero trova attrazione nel viaggio alla scoperta di paesi e luoghi non conosciuti. E' sufficiente che il luogo ispiri un qualche tipo di mistero per attirare l'attenzione del soggetto e non importa che tale luogo sia inaccessibile o particolarmente esotico in assoluto. Io, dall'età di venti anni sino alla "felice" età matrimoniale mi ero divertito a viaggiare in solitaria per terre straniere, soprattutto alla ricerca di me stesso. L'informazione del fumetto riguardo a Dracula era già caduta nel dimenticatoio quando, per caso, a dieci anni dal primo contatto con il vampiro, mi si presenta una seconda occasione. Le mie letture erano cambiate: dai fumetti ai giornali di viaggi e proprio in questi ultimi, in un propizio numero della rivista "AIRONE" del 1989, mi apparì sotto gli occhi un articolo ben scritto di un tour in Romania sulle orme del "vero" Dracula. Ecco la seconda scintilla! Anche questa volta il Principe mi veniva incontro con la veste della mia passione del momento: prima erano i fumetti, adesso le escursioni. Dracula da personaggio dei Comics diveniva un affascinante itinerario: Bucarest - Brasov - Sighisoara - Bistrita - Tirgo Mures - Sibiu - Curtea de Arges - Tirgoviste - Snagov - Bucarest. Così bello che volli ripetere il viaggio del 1991 anche nel 1994 (con qualche variante di percorso, tipo i Monasteri della Moldavia e dell'Oltenia). In quegli anni non era ancora scoppiata la "mania draculesca". Nel 1991, appena caduto il regime di Ceaucescu (1989), si andava in Romania, i maschietti soprattutto, per cercare un altro tipo di avventure. Figuriamoci, io mi ero portato dietro una donna italiana (la mia futura moglie) ed i romeni (e le romene) mi guardavano come fossi un marziano: l'unico che portava la femmina italiana in terra di conquista! Comunque, a parte le battute, il turismo draculiano ebbe una forte impennata dopo il film di Coppola del 1992 e nel '91 io dovetti scovare Poienari (così veniva chiamato il Castello sull'Arges) attraverso una lunga camminata in salita su una montagna coperta da una fittissima vegetazione oppure arrivare all'isolotto di Snagov remando su un lago ricolmo di piante acquatiche che impedivano ad una barchetta scassata (di proprietà del capitano militare addetto alla sorveglianza) di procedere.

Per magia, da quel momento, dopo i viaggi, Dracula, il Principe, l'Eroe Valacco, il crudele monarca, il fine stratega non mi ha più abbandonato. Il vampiro, invece, se ne è volato via. Questo, mi hanno detto, è ciò che accade quando si visita la Romania: il personaggio storico prende il sopravvento sul mito gotico; ma ovviamente sono tutte valutazioni personali. Comunque il risultato effettivo fu che iniziai a documentarmi sul serio e, a forza di ricerche, adesso mi vanto di avere una biblioteca draculiana ben assortita. Dopo la Romania ho visitato il castello di Ambras in Tirolo in cui si può ammirare l'effige del Valacco ed, a Monaco, nella Pinacoteca mi sono casualmente imbattuto nell'autoritratto del Durer che il bravo F. F. Coppola aveva utilizzato per raffigurare il suo personaggio (modificato lievemente nella faccia, in cui era apposta quella di Gary Oldman) in una scena del bellissimo film, raro e mirabile esempio di fusione dei miti.
Ci sarebbe altro da aggiungere, ma il buon senso impone alla penna di fermarsi: anche se non si direbbe, non sono mai stato incline ai personalismi.
Spero che il mio esperimento possa indurre altri a ripeterlo continuando il tortuoso e periglioso percorso della Genesi di un draconiano.


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