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Numero 16 - Maggio 2006

IL PRINCIPE VLAD
di Enrico Ercole



Se qualche "draculomane" trovasse sugli scaffali della libreria di fiducia e leggesse il "grido di copertina" di questo libro non esiterebbe un solo secondo ad acquistarlo. Peccato che, in realtà, abbia davvero poco o nulla a che vedere con Vlad Dracula.
Wolfgang Hohlbein è un apprezzato scrittore tedesco di romanzi fantasy, particolarmente noto agli amanti del genere per la saga "Le cronache degli immortali" che ha per protagonista Andrej Delany, un vampiro che vaga per l'Europa del XV secolo. Andrej Delany è anche il protagonista di questo romanzo, seconda puntata della saga.
Non si tratta di un vero e proprio romanzo fantasy, nel senso che le pagine non sono zeppe di draghi, mostri, elfi, nani e castelli incantanti, ma nemmeno di un romanzo storico. Potremmo dire che si tratta piuttosto di un ibrido. Il fattore fantasy è decisamente opaco: il protagonista è un vampiro, tutto qui. La documentazione storica fa acqua da tutte le parti: non a caso il titolo originale, "Die Chronik der Unsterblichen - Der Vampyr" non fa nessun riferimento a Vlad Tepes. La scelta di buttarlo sul mercato italiano con un titolo differente ha forse lo scopo di accalappiare gli appassionati del personaggio storico di Vlad, con la solita promessa di spiegare come il voivoda valacco si sia trasformato in vampiro. Questo lo scopriremo solo alla fine del romanzo e non ve lo raccontiamo. Ma non è questa la sede per entrare nel merito di valutazioni letterarie. Quello che a noi interessa è il trattamento riservato al personaggio storico, che stando al titolo italiano parrebbe essere addirittura il protagonista del romanzo.
Il discorso è sempre lo stesso: se si scomoda un personaggio storico, pur ammettendo tutte le divagazioni che il romanzo fantasy pretende, bisogna rispettarlo. Qui di Vlad Tepes si parla poco e male... anche di vampiri a dire la verità. Veniamo al dunque.
Troppi i macroscopici errori storici. Vlad viene chiamato Dracul: anche gli alberi sanno che quello era il soprannome che veniva usato per il padre (Vlad II). Spesso i personaggi lo chiamano anche "Tepes", soprannome che fu assegnato a Vlad solo nel tardo XVI secolo dai quei cronisti romeni che insistevano particolarmente sulla sua abilità nell'impalare i nemici. I cavalieri dell'Ordine del Drago vengono descritti come valorosi eroi in armatura: in realtà i cavalieri vestivano con una veste verde e un mantello scarlatto, erano davvero pochissimi e senza armi o armature. Andrej, il protagonista, romeno, deve farsi spiegare cosa significa la parola "Tepes"... Per non parlare della superficialità con cui si continua ad usare il termine "arabo" come sinonimo di "turco". Quanto al tema sovrannaturale... i personaggi parlano tranquillamente di "vampiri", termine che comparve in Europa almeno tre secoli dopo. Cosa resta? Un romanzo piacevole da leggere senza nulla pretendere.


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