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Numero 14 - Gennaio 2006

UN CONFRONTO AI LIMITI DELLA REALTA': DRACULA VS. STOKER
di Marco, socio P080




Nessuno potrà mai affermare con certezza se nel regno dell'Eterno Dracula e Stoker passeggino a braccetto oppure se si guardino in cagnesco tutte le volte che il caso li porta vicini. Chi dei due è stato la fortuna dell'altro: Stoker per Dracula o Dracula per Stoker?
L'uno senza l'altro non sarebbe sopravvissuto così a lungo nella memoria dei posteri. E, a proposito, chiamerei in campo i posteri in questa contesa di interessi; quanti si schiererebbero a difesa dell'autore e quanti a difesa del personaggio?
Probabilmente Dracula vincerebbe, ma solo in apparenza perché nella moltitudine dei suoi fans appena una esigua minoranza lo conosce veramente. Tutti gli altri sono caduti nella fitta rete gettata abilmente da Stoker. Non c'è dubbio, vincerebbe Dracula il Vampiro cioè Stoker in persona.
Allora non è il numero dei fans che ci interessa e neppure la loro opinione. E' necessario riesumare le due figure, rievocarle (cosa che a loro piacerà moltissimo) facendo un grosso sforzo: uno sforzo di immaginazione. Il treno dell'immaginazione si muove sui binari reali e ben saldi dei riferimenti bibliografici: Florescu e McNally (i primi che divulgarono la figura storica del Principe), Lantos (un fervente ed infervorato ammiratore di Dracula), Lorinczi (una storica e letterata di alto profilo culturale), Mincu (il romeno "discendente" dell'Impalatore e curatore del suo funereo diario), Ludlam (il distratto biografo di Stoker) e infine Stoker stesso che si esprime attraverso il suo scritto più celebre.
Al sottoscritto, nella sua consapevole insignificanza, non resta altro che compiere un atto scellerato: creare un dibattito, di quelli che vanno tanto di moda oggi. Nell'era funesta dei Mass - Media, in cui sembra che l'unico canale per le idee sia il farneticante televisore, scatola di umana imbecillità e teatrino delle vanità, Dracula e Stoker si piegheranno alla Audience e dal loro Olimpo scenderanno a parlare a noi mortali nell'unico linguaggio che riusciamo a capire: il botta e risposta, lo scontro verbale.

Inizia la trasmissione:
Ho accanto a me, seduti di fronte ad un ampio tavolo di noce, le due figure di cui abbiamo parlato. Il loro aspetto è più o meno come pensavo (non poteva essere diversamente): Stoker è un omino un po' gracile e smunto, il viso coperto da un pizzo brizzolato, occhi vispi ma stanchi. Dall'altra parte c'è Dracula: sebbene sia seduto mi accorgo che non è di alta statura, ma è robusto con una discreta pancetta. Il viso è invece affilato, giallognolo (forse soffre d'ittero) con due grossi baffoni belli dritti e castani. Ha lunghi capelli ricci, sguardo altero. Inizio a parlare:

- Mr. Stoker, certo permetterà che mi rivolga a Dracula, per iniziare; rispettiamo l'anzianità: Dracula è più "vecchio", è nato nel 1431 e morto nel 1476 dunque è vissuto quattro secoli prima dello scrittore irlandese (Dublino, 1847 - 1912).
La prima domanda è scontata: come desidera essere chiamato da me... Vlad III di Valacchia, l'Impalatore, Dracole, Dragwlya...?

Dr. Ormai i nomi non hanno più importanza. Servono solo a voi mortali per individuare la consistenza corporale. Comunque preferirei un appellativo che ho appurato, come d'altronde ho sempre sostenuto, essere immortale: Principe. Io sono Principe per Diritto Divino perché ho combattuto ed ho versato sangue per l'Eterno, non come i monarchi moderni che non sono re ma nobilotti viziati. Il titolo l'ho convalidato sul campo e da quei tempi non mi ha più abbandonato neppure quando sono stato esiliato dalle mie terre. Sono stato imprigionato a Buda dall'amico Mattia Corvino, sono morto a Snagov (presso Bucarest) mentre combattevo contro i Turchi e tutto ciò perché ero principe ed a me spettavano tutte le scomodità di quel titolo. In quel periodo ricordo di aver preferito il nome di Dragole agli altri.

- Come mai, questo nome, Principe?

Dr. Io, in Occidente, ero conosciuto così. Solo i miei sudditi, i valacchi, mi chiamavano con rispetto e timore Vlad l'Impalatore. All'Estero ero Dragole. E' comprensibile: mio padre, Vlad II ricevette l'investitura dell'Ordine del Dragone dall'imperatore Sigismondo e da allora volle farsi chiamare Dracul (il Dragone) ed io suo figlio come Draculea (figlio del Dragone). Nell'ultimo periodo della mia permanenza sulla terra ero rivolto soprattutto all'Occidente anche perché avevo abbandonato la fede ortodossa e mi ero convertito al Cattolicesimo. Ero convinto profondamente della mia scelta, non fu solo un atto politico per tornare a regnare in Valacchia con il beneplacito di Corvino. Fu una decisione mossa dallo spirito. Ero Principe voluto da un Dio che sulla terra aveva la sua diretta espressione unicamente nella potenza del papato e della fede cattolica. La Chiesa di Roma si era eretta a baluardo dei fondamenti di quella civiltà in cui io credevo e che adesso veniva minacciata dagli Ottomani. Il Papa doveva essere incoraggiato per continuare la guerra contro i nemici della Croce; la Chiesa aveva un notevole ascendente politico sulle grandi potenze europee in grado di opporsi all'espansionismo della mezzaluna. Il mio fu, in realtà, un atto di profonda umiltà verso il Papa, fu una dichiarazione di eterna alleanza.
Ora, non più vincolato alla carne, sono uno spirito che è rimasto schiavo solo del Sentimento e del Valore. Il mio patto con la Santa Sede si è risolto nel momento della mia morte.

- Veniamo ora al romanziere anglosassone, l'enigmatico Abraham Stoker. Mr. Stoker, ormai che sono passati molti anni, possiamo dirlo senza tema di offesa: lei è noto unicamente come scrittore del romanzo gotico "Dracula il Vampiro" e non ha al suo attivo una lunga serie di successi letterari (magari anche postumi) come altri scrittori suoi conterranei tipo Joyce, Wilde; dunque è lecito affermare che se non fosse esistito Vlad l'Impalatore, lei sarebbe rimasto uno sconosciuto sceneggiatore teatrale o al limite uno scrittore di racconti dell'orrore di scarso rilievo. Cosa può dire in proposito?

St. L'orgoglio, la superbia e l'indignazione sono figli del corpo e non dello spirito. Le sue parole avrebbero potuto ferire l'uomo, ma non feriscono l'essenza, per cui le risponderò senza ombra di stizza. Però mi conceda di tirare acqua al mio mulino per rivalutare la figura di romanziere; giustizia al vero. Non è facile per me che sono un tipo mite con una debole personalità ed eccessivamente umile. Il romanzo che ho scritto è proprio la radiografia del mio carattere e delle mie passioni. Io mi lascio affascinare dalle persone che, contrariamente a me, si mostrano sicuri di se, dotate di qualità singolari, poi, le leggende popolari legate all'occultismo e riti misterici sono da sempre la mia passione. Quassù ho avuto modo di conoscere il Principe di Valacchia e sono rimasto colpito dal suo carisma e dalla sua potenza d'animo, ma io sulla terra non lo conoscevo. Posso ben affermare che Vlad III è stata l'ultima delle mie ispirazioni per quanto riguarda la stesura del romanzo. La prima è stata senz'altro la propensione verso l'incognito e l'occultismo. Questi interessi mi hanno portato a scavare a fondo nella letteratura popolare e d'autore, ho indagato sulle leggende e racconti tramandati da generazioni a generazioni.

- Molto bene, Mr. Stoker, penso che adesso vorrà dirci quali sono gli elementi chiave che hanno fatto scattare la molla della fantasia?

St. Certo, sono semplici ed essenziali. Innanzi tutto volevo scrivere una storia di vampiri. Perché vampiri vi chiederete? In Inghilterra e un po' in tutta l'Europa Occidentale dal '700 sino a fine '800 il vampirismo era una moda letteraria molto redditizia. Illustri personaggi quali Goethe, Byron ed altri autori minori si dedicarono a questo genere letterario. A me colpì un romanzo in particolare: "Carmilla" scritto da Le Fanù. Gli elementi essenziali di quel racconto sono simili al mio Dracula. Per condire di mistero l'eventuale protagonista Non - Morto dovevo creare un'ambientazione fantastica, ai limiti fra realtà e mito. Appassionato come ero di leggende popolari e conoscendo le opere letterarie di Carmen Sylva, al secolo Elisabetta di Wied - regina di Romania - grande esperta di scienze occulte, riscontrai nella regione dei Carpazi settentrionali un ambiente sufficientemente misterioso. Mi documentai su quella zona, o giù di lì, attraverso studi personali condotti al Museo Britannico e con l'aiuto del mio amico ungherese Arminius Vambery. Riscontrammo che in Transilvania esistevano molte leggende popolari che riguardavano i Nosferatu, i morti viventi. Nel libro "La Terra al di là della Foresta" viene citata la zona centrale della Transilvania come il luogo in cui il diavolo alleva i suoi rampolli. L'ambiente era definito, mancava il protagonista. Doveva essere una figura impressionante, di quelle che a me piacevano tanto. Bello, colto, intelligente ed, inevitabilmente, maligno. Doveva creare un'immagine suggestiva in grado di stimolare le paure più nascoste del lettore. Il mio protagonista non sarebbe stato un vampiro comune, come Carmilla o come quello di Polidori. Animato da una forza interiore di prepotente entità al personaggio sarebbe spettato l'epiteto di reale, esistente, vero. Non dovevo inventare il personaggio, dovevo scoprirlo. E lo scoprì. Fu la gioia della mia vita, una coincidenza magnifica. Con Arminius scovammo un libro di storia un po' inedito, una sorta di appunti di viaggio del console britannico Wilkinson dove si narravano le gesta del voivoda valacco Dracula, come si oppose alle orde del sultano con temerarietà e spietatezza. Un salto di esultanza: la Valacchia era accanto alla Transilvania, la regione del mistero, il gioco era fatto. Il mio eroico personaggio, forte, potente e maligno doveva appartenere alla stirpe dei Dracula, regnanti realmente esistiti in Romania. Si trattava di traslare di poco con la fantasia la toponimia storica da una zona in definitiva anonima, la Valacchia (non più esistente alla fine del 1800), ad un'altra carica di riferimenti occulti e già presente nell'immaginario collettivo del mio secolo, la Transilvania, i Carpazi settentrionali (per l'esattezza confine fra Transilvania, Moldavia e Bucovina, n.d.a).
Per concludere questo noioso monologo vorrei sottolineare ciò che ho già detto all'inizio: Dracula il Vampiro non ha niente a che vedere con il principe valacco eccetto alcuni sfumati caratteri storici da me volutamente riportati in modo confuso e romanzato solo per stimolare la fantasia del lettore munendola di ipotetiche basi reali. Il mio Dracula assomiglia fisicamente e nel suo impatto visivo al caro attore Henry Irving, mio amico e mentore: alto, con capelli corvini, magro, con lunghe dita affilate.

Dr. Sono grato al caro Abraham per il suo generoso tentativo di dissociare la mia immagine secolare da quella del Vampiro; non chiedo di meglio. Troppe volte la stampa ha travisato la mia figura e le mie gesta. Purtroppo il suo tentativo sarà vano a causa della irresistibile suggestione che emana la naturale inclinazione del mio spirito eterno. Essa travolge qualsiasi procedura di artificiale trasformazione da parte di letterati, storici, poeti, cronisti ed altre mezze tacche di studiosi. Le storie sul mio conto incontrano il successo fra la gente proprio perché parlano di me e non di un sanguinario qualsiasi. Intendo dire che, anche per quanto riguarda il romanzo dell'autore di Dublino, la carta vincente della storia sono soltanto io, il vero Dracula, voivoda valacco, crudele nemico dei Turchi, soldato di Cristo e non certo altre componenti, anche se importanti (tipo i vampiri, n.d.a).
Il nome di Dracula è ormai sinonimo di terrore. Anche per il Vescovo di Roma era conveniente avermi alleato e in seguito, dopo la mia morte, chiunque scriveva sul mio conto, verità o falsità che fossero, era sicuro di incontrare successo. Persino nell'ultimo periodo della mia permanenza sulla terra, quando ero agli arresti domiciliari a Buda, furono scritti dei libelli tedeschi in cui ero il protagonista (Su un tiranno di nome Dracula, voivoda di valacchia), ne venni a conoscenza e rimasi sorpreso. Da allora capii che il nome Dracula non mi apparteneva in quanto uomo, era qualcosa di molto più grande di me, qualcosa che mi superava, qualsiasi gesto compissi, qualsiasi parola dicessi. Dracula è parte dei sogni e non è il mio nome.
Un cantastorie mise in giro favole sul mio conto in versi di poesia e a Vienna ero sulla bocca di tutti. Mentre intraprendevo gesta di estremo eroismo, mentre sfidavo la potenza di tutte le potenze, venivo ignorato; poi, per miracolo, grazie alla carta stampata, quando ormai non ero più nessuno, quasi morto, diventavo l'idolo dei salotti, il fenomeno da baraccone più temuto d'Europa. Io che volevo in ogni modo la gloria mi toccò una gloria fittizia fatta di parole su carta. In vita l'indifferenza mi circondava, ora che mi apprestavo a morire tutti parlavano di me.

St. Mi scusi Principe, ha in parte ragione. Devo riconoscere che i brani del romanzo che mi suscitarono più emozione nello scrivere furono proprio quelli in cui ci sono riferimenti storici. E' vero, una forza guidava la mia penna e la mia intelligenza, però per onor di cronaca devo ribadire quanto detto: la scelta di Dracula è stata un caso fortuito e vincente per entrambi. Io ho raggiunto una fama inaspettata come romanziere, Dracula ha raggiunto l'attenzione dei posteri grazie al Vampiro, altrimenti la sua figura sarebbe caduta nell'oblio.

Dr. Povero Bram come ti illudi dei tuoi meriti. Rispetto la tua ingenuità, direi corporea. La tua anima è rimasta legata all'ombra del corpo che ancora guida il pensiero. Non riesci a vedere più in là della situazione in cui ti trovi? Non riesci a capire che ognuno di noi rientra in un disegno generale che va oltre le nostre intenzioni? La figura di Dracula non poteva essere dimenticata. Deve rimanere ancorata al subconscio dell'uomo per rientrare nei suoi archetipi. Ognuno di noi è tanto grande quanto è grande la sua capacità di rappresentare il Bene o il Male. Io ho sempre seguito la mia stella senza mai ribellarmi, ho sempre capito che la forza che da me sprigiona risiedeva nella volontà che avevo di materializzare il mio spirito. Uno spirito negativo, maligno, ma proprio per questo assolutamente puro. Il mio ruolo in vita e in morte è il solito: il Mostro, l'Incubo, la Maledizione. Sono simboli che in ogni modo devono esistere nel cuore e nella mente dell'uomo ed è necessario che si incarnino per rendersi veramente concepibili. Questa era ed è la mia missione, un compito divino. Sono stato sacrificato al Male e continuerò ad immolarmi per sempre; non ho scelta. Ogni epoca avrà il suo Dracula, adattato alle limitate menti degli uomini. Menti che vivono nel nebbioso presente e che necessitano di un simbolismo in linea con il tempo in cui vivono. Il Male nel XV sec. era un crudele voivoda valacco che impalava i nemici, nel XIX e XX sec. un mostro che succhia il sangue per sopravvivere, poi, chi sa... Quando non si troveranno più volti per Dracula il genere umano sarà destinato all'epilogo.
Allora caro Bram, ti svelo un segreto: sono io che ho trovato te, sono io che ti ho scelto. Il Destino ci ha giocato un tiro davvero bizzarro. Ha unito i nostri due nomi in uno strano sodalizio, la cosa è veramente comica. Un Principe di un paesello sperduto ed un commediografo mediocre. Il Destino può veramente tutto.

- Con le parole del Principe la contesa sfuma lasciando un flebile terreno per la fantasia dell'attento lettore, ultimo testimone di una vicenda senza fine. Il Principe Romeno si è distaccato dalla figura corporale ed ormai più che un personaggio è divenuto un concetto. Non più tiranno, come aveva immaginato il trovatore tedesco del XV sec. Michael Beheim, non più vampiro secondo l'autore irlandese del XIX sec. Bram Stoker e neppure maniaco sessuale come lo dipingono alcune versioni cinematografiche. Dracula è un concetto negativo disponibile ad ogni realizzazione materiale, è un'astrazione in attesa di essere concretizzata. Nessun condottiero, nessun regnante ha raggiunto livelli tanto spirituali. Nessuno è stato mai ricordato per quello che realmente era o è. Sono le gesta che accendono il ricordo; si viene ricordati per ciò che si è fatto. A Dracula, uomo d'armi, principe giusto e crudele non spetta la fama per le sue imprese, Vlad Dracula è destinato ad occupare gli spazi più profondi della memoria degli uomini, la remota dimora dei sogni, degli incubi, delle paure e delle speranze. Spirito puro, Energia senza Azione.


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