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Numero 11 - Agosto 2004

VLAD E IL CINEMA
di Enrico Ercole



Il Conte Dracula (1970) Nonostante la vicenda storica del vero Dracula contenga gli ingredienti sufficienti per essere tradotta in una sceneggiatura di sicuro successo (amore, morte, guerra e politica), il grande cinema non se ne è mai interessato troppo. Non esistono infatti colossal che raccontino le storie del voivoda valacco prescindendo dalla figura del Conte Dracula inventato da Bram Stoker. Addirittura, nei numerosi film ispirati al capolavoro dello scrittore irlandese, solo pochissimi riportano l'orgoglioso resoconto dinastico con il quale il Conte Dracula intrattiene nel primo capitolo il suo giovane ospite Jonathan Harker. Tra questi, in particolare, vale la pena di citare "Il Conte Dracula", pasticcio ispano-italo-anglo-tedesco diretto da Jesus Franco nel 1970 con Christopher Lee nella parte del protagonista. Nelle sequenze iniziali del film di Franco - quelle che si svolgono in Transilvania - il Conte Dracula accenna con orgoglio alle proprie discendenze unne: racconta con animo infiammato le vicende dei suoi antenati e la loro estrema difesa delle coste danubiane contro gli assalti degli infedeli. Drakula Istanbulda (1952)
Comunque sia il cinema internazionale si è rivolto a Vlad Dracula per la prima volta nel 1952 con "Drakula Istanbulda" (Dracula a Istanbul), pellicola turca diretta da Mehemet Muhtar con Atif Kaptan nel ruolo del protagonista e ispirata al libro "Kazikli Voyvoda" (Il Voivoda Impalatore) di Ali Riza Seyfi. Del 1973 è invece "Dracula", film girato da Dan Curtis, con un improbabile Jack Palance nella duplice parte del conte-vampiro e del principe guerriero. Ma si tratta solo di veloci flash back che interrompono lo scorrere della vicenda lasciando intuire allo spettatore una relazione tra la principessa morta suicida nel XV secolo e Mina Harker (lo stesso espediente narrativo a cui ricorrerà Coppola vent'anni più tardi con ben altri risultati!). Perché il grande cinema hollywoodiano si interessi, seppur marginalmente, al "vero" Dracula bisognerà infatti attendere il 1992 con l'uscita nelle sale di "Dracula di Bram Stoker" di Francis Ford Coppola con i bravissimi Gary Oldman (Dracula) e Winona Ryder (Elisabetha-Mina). Il Vlad descritto da Coppola nell'affascinante prologo del suo film è però un guerriero romantico che sembra appena uscito dalle melense pagine di un romanzo di Danielle Steel piuttosto che dai polverosi sepolcri di qualche monastero romeno. Il tono della narrazione, affidata ad una voce fuori campo, è decisamente epico e si riferisce in particolare all'episodio (mai storicamente accertato) del suicidio della seconda moglie di Dracula durante l'assedio turco del 1462. La sequenza del film è nota… Una croce cade dalla cupola della cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli e viene sostituita dalla mezzaluna musulmana, la cui ombra minacciosa lambisce i confini della Valacchia. Il narratore declama solenne: "Anno 1462. Costantinopoli era caduta. I musulmani turchi dilagarono in Europa con immensurabile, fortissimo esercito attaccando la Romania (sic!) e tutto il mondo cristiano. Dracula di Bram Stoker (1992) Dalla Transilvania si levò un cavaliere romeno (sic!) del sacro Ordine del Dragone conosciuto come Draculia. Alla vigilia della battaglia la sua sposa, Elisabetha, la cosa più cara che aveva sulla terra, sapeva che egli avrebbe dovuto affrontare una forza insormontabile per la quale sarebbe potuto non tornare più." (Dopo una cruenta battaglia, Dracula, vincitore sull'esercito turco, benedice Dio che gli ha dato la forza di vincere. Ma un brutto presagio oscura i pensieri del principe…) "I turchi, vendicativi, avevano lanciato una freccia dentro il castello che recava la falsa notizia della morte di Dracula. Elisabetha, credendolo morto, si gettò nel fiume." Al suo ritorno al castello, Dracula trova il cadavere dell'amata sposa deposto sul freddo pavimento della cappella: si è suicidata per amor suo. I pope, invece di benedirla, rifiutano di accordarle la sepoltura e l'estrema unzione: si è suicidata, quindi è dannata! Dracula, accecato dall'odio pronuncia le parole che lo condanneranno alla vita eterna: "E' questa la mia ricompensa per aver difeso Dio? Io rinnego Dio! Resusciterò dalla mia morte per vendicare la sua con tutti i poteri delle tenebre! Il sangue è vita.. e sarà la mia!". Magistralmente diretto da un Coppola in piena forma, il film non delude certo gli studiosi più attenti, ma lascia l'amaro in bocca per la superficialità del riferimento storico. Bellissimi sono gli ambienti creati dalla fotografia di Michael Ballhaus, accorto mago delle atmosfere che ha ricreato, con estremo rigore, luci ed ombre di un castello medievale in perfetto stile "gotico bizantineggiante". Decisamente originali sono anche i costumi pensati dal Premio Oscar Eiko Ishioka. Appropriatamente didascaliche sono le musiche di Wojciech Kilar.
Del film di Coppola è anche da segnalare, nella sequenza ambientata a Castel Dracula, la scena in cui il vecchio conte aggredisce Jonathan Harker (un insipido Keanu Reeves) per aver reagito con leggerezza all'evocazione delle passate glorie della stirpe dei Dracula: "Non è argomento da ridere! Noi Dracula ne siamo fieri! Quale diavolo fu grande quanto Attila il cui sangue scorre in queste vene! Il sangue… è una cosa preziosa di questi tempi… i giorni delle battaglie sono lontane… le vittorie della mia stirpe sono ormai storie da narrare… io sono l'ultimo della mia specie!". Tutto bello, tutto meraviglioso, tutto perfettamente gotico! Vlad Tepes (1978)
Ovviamente il cinema romeno ha dedicato molta più attenzione a Vlad Dracula di quanto non abbia fatto quello occidentale, soprattutto durante la dittatura di Nicolae Ceausescu. E' infatti del 1978 l'epico "Vlad Tepes" di Doru Nastase, sontuosa ricostruzione della vita del principe valacco. Purtroppo questa pellicola (100 minuti a colori sceneggiati da Mircea Mohor e prodotti dalla Casa de Filme 5) non ha mai raggiunto le sale straniere. Per i collezionisti bisogna comunque ricordare che nel 1985 l'attore inglese Vincent Price realizzò, per la regia di John Muller, un film-documentario intitolato "Vincent Price's Dracula" dove si racconta la storia di Vlad III intervallando filmati girati in Romania con spezzoni tratti proprio dal film di Nastase e dal documentario "Conte Dracula: la vera storia" girato nel 1979 da Yurek Filjakowski e tratto dal noto libro di McNally e Florescu. Romena è anche la recentissima pellicola intitolata "Vlad Nemuritorul" (Vlad l'immortale, 2002), diretta da Adrian Papovici, che propone una macchinosa vicenda di vampiri generata dalla risurrezione di Vlad Dracula (Marius Badochi) nella New York del XXI secolo. Dark Prince: The Legend of Dracula (2000)
Dopo il successo riscosso dall'esperimento di Coppola, il cinema americano torna ad esplorare il personaggio di Vlad Dracula con la pellicola "Dark Prince: The Legend of Dracula". Ben diretto nel 2000 da Joe Chappelle, e girato interamente in Romania, il film racconta la vita di Vlad III utilizzando l'espediente del racconto in flash back. Ecco la trama. Anno 1476. Il principe Vlad viene interrogato da un tribunale ecclesiastico affinché chiarisca le circostanze in cui avvenne la sua conversione al cattolicesimo. Nel raccontare gli eventi che lo condussero a tale scelta forzata, il principe racconta ai suoi accusatori l'infanzia presso i turchi, le battaglie per la conquista del trono, il matrimonio, il tradimento di suo fratello Radu, l'alleanza con Iancu de Hunedoara, la prigionia in Ungheria e le continue lotte per il potere. Terminata la lunga deposizione, Vlad torna a Tirgoviste, dove trova ad attenderlo la morte per mano di suo fratello Radu. Vero artefice dell'imboscata è in realtà Padre Stefan, primate della chiesa ortodossa romena, convinto del fatto che il principe in realtà altri non sia che l'Anticristo. Ma Vlad tornerà dalla tomba per reclamare vendetta...
Sempre in bilico tra leggenda e storia, la sceneggiatura di Tom Baum ci racconta il Dracula altero, orgoglioso e autoritario che abbiamo imparato a conoscere dai libri di McNally e Florescu ma con una particolare attenzione rivolta all'approfondimento psicologico del personaggio. La narrazione in prima persona porta infatti lo spettatore ad appassionarsi alle vicende del protagonista con particolare coinvolgimento, soprattutto negli episodi più "mitici" e conosciuti, dalla celebre cena tra gli impalati (in verità un po' misera nella messa in scena) all'episodio del ricevimento degli ambasciatori turchi fino all'aneddoto della coppa d'oro alla fontana.
Alcune licenze narrative permettono alla vicenda di scorrere fluida solo per fare un esempio, all'introduzione di alcuni personaggi di fantasia, come l'amatissima moglie Lidia e il fido servitore Bruno o di episodi inventati, come il ritrovamento del fratello Radu sul campo di battaglia o la risurrezione finale. Naturalmente non poteva mancare il mitico episodio del suicidio della moglie, che però in questo caso non avviene a causa dell'inganno che le fa credere di essere rimasta vedova, ma piuttosto dalla accidentale scoperta della mostruosa crudeltà del marito. Alcuni di questi espedienti narrativi francamente lasciano però un po' perplessi: perché mai cancellare completamente dalla vicenda un personaggio importante come Mattia Corvino? Quale giustificazione può mai trovare l'idea di scambiare il personaggio del sultano Murad con suo figlio Maometto? O ancora, perché inventarsi il personaggio del principe usurpatore Karl, quando la cronaca storica ci parla chiaramente di Vladislav II? Domande che restano senza risposta. Dark Prince: The Legend of Dracula (2000)
Inesattezze storiche a parte, "Dark Prince: The Legend of Dracula" è un film che nel complesso possiamo reputare ben riuscito, anche grazie alle bellissime locations romene (con Sighisoara spacciata per Tirgoviste), ai suggestivi interni ricostruiti in studio, agli accurati costumi, alla romantica e un po' cupa fotografia di Dermott D. Downs e alla coinvolgente musica di Frankie Blue. Per quanto riguarda la regia di Joe Chappelle c'è poco da dire: molto mestiere e poco genio. Se ringraziamo Chappelle per aver rinunciato a mostrarci un Vlad eccessivamente oleografico, troppo somigliante ai ritratti, magari con tanto di ridicolo cappello piumato calcato in testa, non possiamo perdonargli certe banalità gratuite, come le icone grondanti sangue (che ricordano troppo gli angioletti di Coppola) o il pistolotto finale sul mancato ritrovamento del cadavere di Dracula a Snagov dopo gli scavi del 1931. Tuttavia, bisogna riconosce a Chappelle che, soprattutto tenendo presente lo scarso budget messo a disposizione dalla produzione romeno-statunitense, è riuscito a cavare un buon prodotto. Peccato solo che la pellicola non sia riuscita a conquistarsi un buon piazzamento nelle distribuzioni internazionali. Per il momento, infatti, non ne esistono versioni doppiate.
Molto bravi anche tutti gli interpreti, a partire dal bel tenebroso Rudolf Martin nei panni di un Dracula romantico e tormentato che non invecchia mai (ricordiamo che l'attore berlinese aveva interpretato il ruolo di Dracula nella serie televisiva "Buffy l'Ammazzavampiri"). Da non dimenticare le interpretazioni della bella Jane March (Lidia), del corpulento Christopher Brand (Bruno), del mefistofelico Peter Weller (Padre Stefan), del non troppo effeminato Michael Sutton (Radu) e dell'altero Dan Bordeianu (Vlad giovane). Da ricordare anche il cammeo di Roger Daltrey, mitica voce solista dei "Who", nella parte di Iancu de Hunedoara. Dracula, fantasia o realtà (1972)
La Romania, già nel 1973, aveva comunque prodotto un documento intitolato "Dracula, legenda si adevar" (Dracula, leggenda e verità). Si tratta di un film-documentario a colori di 14 minuti scritto e diretto da Ion Bostan in 35 mm: immagini della leggenda di Dracula messe a confronto con quelle girate nei luoghi reali dove si svolse la vicenda storica di Vlad Tepes. Un altro documentario degno di nota è "Dracula, fantasia o realtà" (In Search of Dracula, Svezia, 1972) girato in Romania da Calvin Floyd e Tony Forsberg. Protagonista del documentario (distribuito anche in Italia dalla Polivideo ma oggi introvabile) è Christopher Lee nella duplice veste di narratore e protagonista. Come si evince dal titolo la sceneggiatura di questo documentario è tratta "paro-paro" dallo studio di McNally e Florescu, che infatti compaiono in brevi interviste. La ricostruzione delle vicende è abbastanza credibile e ben gestita… peccato che il curatore dell'edizione italiana non si sia preoccupato di correggere la sbagliata pronuncia del nome del protagonista, storpiata da "Vlad" in "Ulad"! Una curiosità: questo film uscì nelle sale europee senza riscuotere troppi consensi e quindi la produzione decise di "alleggerirlo" inserendovi delle sequenze tratte dallo storico film "Dracula" di Tod Browning con Bela Lugosi (1931). Dracula. Mit si realitate (1997)
La moderna Romania delle produzioni indipendenti ha dato il suo doveroso contributo documentaristico producendo una scadente videocassetta di un'ora e trenta intitolata "Dracula. Mit si realitate", con testi tratti dal libro "Vlad Tepes Dracula" di Stefan Andreescu. Anche se si tratta di un brutto documentario con un sonoro agghiacciante, bisogna riconoscere che il regista Victor Barca ha saputo centrare il bersaglio soffermandosi sulle giuste "location", con interessanti escursioni ai monasteri di Cozia, Comana (dove viene inquadrato un inedito ritratto di Vlad Tepes a figura intera!) e Tirsor (fondato da Vlad Dracula). Questa videocassetta, reperibile solo in pochi negozi di Bucarest, è stata realizzata nel 1997 dall'Agentia Foto-Globus-Press.
Tra i documentari dedicati al Dracula storico (e tradotti in italiano) merita senz'altro una segnalazione "Dracula: storia e mito" realizzato nel 1993 dalla European Media Support per la Learning Channel (trasmesso nel 1997 da Tele+). Si tratta di una ricostruzione storica in costume girata in Romania, sui luoghi autentici che videro alternarsi le vicende di Dracula. Dalla nascita alla morte, la vita di Vlad III viene qui illustrata da una narrazione facile ed immediata, poco incline al rigore storico ma abbastanza attenta nella ricostruzione del carattere del personaggio. Dracula: storia e mito (1993) Non manca qualche imprecisione: Dracula non fu catturato dai turchi nel 1443 ma fu lasciato ostaggio dal padre Vlad II; inoltre Dracula non utilizzò mai il castello transilvano di Bran come dimora abituale, in considerazione del fatto che durante il suo regno questo castello non faceva ancora parte dei possedimenti valacchi! Nemmeno la parte dedicata al castello sull'Arges brilla per precisione storica: non fu fatto erigere da Mircea il Vecchio ma dal conte Conrad nel 1233 e soprattutto è decisamente fuori luogo riferirsi a questa costruzione chiamandola "fortezza di Poenari", dal momento che quest'ultima, ormai distrutta, si trovava sull'altra sponda del fiume Arges (e non Argos!). Altro errore: nel 1462 Dracula non viene rinchiuso a Bran ma molto probabilmente a Visegrad, in Ungheria. Potrebbe sembrare pedante il mettere in evidenza queste imprecisioni ma dal momento che il documentario gode della supervisione del Romanian Institute di Amsterdam… Errori a parte, questo documentario può essere considerato una delle opere televisive più meritevoli mai realizzate su Vlad III: belle soprattutto le immagini girate in Romania, sull'Arges, a Brasov, a Tirgoviste e soprattutto a Snagov (location scelte da un attento Adrian Dumitru). Brutti i costumi, banale la colonna sonora, mediocre la regia di Leo van der Goot e Mark Verkerk.
Anche la televisione italiana ha dedicato spazio all'approfondimento del personaggio di Dracula, sia dal punto di vista storico che leggendario. Se si escludono i distratti riferimenti a Vlad Tepes contenuti in due puntate dei programmi "Alex" (Italia Uno, 1998) e di "Soprattutto" (Rai Uno, 1999, con intervista ad Alessio Vlad, supposto discendente di Dracula), le prove più meritevoli offerte dalla televisione nostrana sono gli speciali realizzati dalle storiche testate "Mixer" (Rai Due) e "Misteri" (Rai Tre). Mixer: Sulle tracce del Conte Dracula (1993)
Realizzata nel 1993 sulla scia del successo riscosso dal film di Coppola, la puntata di "Mixer" intitolata "Sulle tracce del Conte Dracula" è un gradevole documentario presentato da Gianni Minoli sul mondo dei vampiri di ieri e di oggi. Attraverso una ben sceneggiata ricostruzione del viaggio di Jonathan Harker, si sviluppano diversi argomenti: dal vampirismo alla necrofilia, dalla storia romena alla filmografia. Brevissimo è l'approfondimento dedicato a Vlad Dracula: niente prese di posizione, nessuna pretesa di svelare aneddoti inediti, solo pochi riferimenti storici completati da belle immagini girate in Romania. In neanche tre minuti si commettono però due imprecisioni: non fu Vlad Dracul a nascere a Sighisoara ma suo figlio Vlad Dracula, inoltre le immagini che secondo il commento dovrebbero riferirsi al monastero di Snagov in realtà si riferiscono al monastero di Cozia.
Decisamente più "ampia" è l'inchiesta condotta in Romania da Lorenza Foschini per una puntata della sua trasmissione "Misteri" (Rai Tre, 1999). Anche qui, nonostante i potenti mezzi messi a disposizione dalla Rai, le imprecisioni si sprecano, a cominciare dalla pretenziosa ricostruzione virtuale della stazione centrale di Bucarest erroneamente chiamata "Gara Centrala" invece che "Gara de Nord". Girato interamente in Romania questo documentario, intitolato "Misteri: la leggenda dei vampiri", Misteri: la leggenda dei vampiri (1999) parla soprattutto di vampiri ma si sofferma molto anche sulla figura di Vlad Dracula. Si comincia con un'intervista a Maria Markou (responsabile del museo del castello di Hunedoara, qui però spacciata per la direttrice del museo del Castello di Bran!). La signora in questione, probabilmente istruita ad arte dagli autori del programma, spiega che i romeni non gradiscono che il loro prode principe venga confuso con il conte inventato da Stoker. Balla mostruosa: in Romania se ne fregano altamente del loro eroe nazionale e poco gli importa se in Europa viene considerato un vampiro o un conte decadente! Si continua poi con un intervento dello storico Raoul Mihail che spiega i collegamenti tra il Dracula storico e quello letterario. Intanto la Foschini si intrattiene tra le stanze del castello di Bran, prima di trasferirsi a Bucarest a casa del conte Constantin Balacianu. L'attempato nobiluomo romeno, uno degli ultimi discendenti di Dracula (erede della linea generatasi da Vlad "il Monaco"), spiega la personalità controversa dell'illustre antenato. Il povero conte, che si esprime in un corretto francese da manuale, viene però maltradotto e il suo corretto "Vlad l'Empaleur" (Vlad l'Impalatore) si trasforma in un improbabile "Vlad l'Imperatore"! Il tutto si conclude con un intervento del colonnello Mircea Dogaru che chiarisce l'evoluzione del mito di Dracula da eroe medievale ad emblema del Nazionalismo comunista di Ceausescu.
Sempre trasmessa dalla Rai è la puntata "balcanica" della serie "Overland", il lungo viaggio della spedizione Unicef dal Sudafrica fino a Capo Nord. Neanche i protagonisti di Overland sono riusciti a resistere al mito di Dracula. Nel loro passaggio in Romania, infatti, hanno trovato il tempo di fermarsi a Brasov e Snagov.
Uno dei rarissimi contributi documentaristici offerti dalle reti Mediaset lo si deve alla striscia quotidiana "Peste e Corna" condotta da Roberto Gervaso su Rete 4. Nel febbraio 2002 una delle puntate quotidiane è stata infatti dedicata a Vlad Dracula: un piccolo momento di storia raccontato con la sapida ironia che contraddistingue da sempre gli interventi di Gervaso. Sereno Variabile (2003)
Sabato 9 agosto 2003 Sereno Variabile (Rai Due) ha offerto invece un bel contributo con una puntata interamente dedicata alla Romania turistica, con ampi spazi riservati al "Dracula Tour". Osvaldo Bevilacqua, ben istruito dagli attenti autori della trasmissione, compie un piccolo tour sui luoghi draculeschi: parte dal Monastero di Snagov (dove intervista un monaco che rilascia dichiarazioni quanto meno inquietanti su un probabile ritorno di Dracula) per passare poi in Transilvania, con tappa a Sighisoara e Brasov (in particolare al solito Castello di Bran). Si torna poi in Valacchia con Bucarest. Peccato che vengano del tutto ignorate Tirgoviste e Curtea de Arges. Del tutto ignorata anche la zona a nord del paese, quella cioè visitata da Jonathan Harker nel primo capitolo del romanzo di Stoker.
Al 26 febbraio 2004 risale l'approfondimento che la trasmissione Voyager (Rai Due) ha dedicato al mito di Dracula. Condotta da Roberto Giacobbo, la puntata propone un viaggio in Romania sulle tracce del vero Dracula e alla scoperta del mito del vampiro. Intento lodevole; realizzazione, come al solito, biasimevole. Giacobbo, infatti, privo di una benché minima cultura personale in campo vampirico, annaspa a fatica fra i trabocchetti della tradizione e l'incompetenza dei suoi autori. Passare al setaccio la puntata ci costringerebbe a elencare impietosamente un'infinita serie di inesattezze, ma non possiamo trattenerci dal sottolineare alcuni errori marchiani. Prima di tutto la confusione che il conduttore solleva per tutti i trenta minuti della puntata sul soprannome di Dracula, senza mai spiegare l'ambiguità del termine che a volte viene tradotto come "Diavolo" e a volte come "Drago". Per non parlare poi del fatto che spesso si fa riferimento a un "conte Vlad"... Il castello di Bran, ben noto trappolone per turisti incauti, attira nelle sue suadenti sale anche l'incauto Giacobbo, il quale insiste nell'affermare che proprio in quel castello Dracula commise i suoi noti atti di crudeltà! Un errore che non troviamo più nemmeno nei peggiori articoli di Serie B. Voyager (2004)
Come se non bastasse, poi, viene confuso Papa Benedetto XIV con l'arcivescovo Davanzati e viene affermato che Vlad visse i suoi primi anni di vita nel "lusso" della corte paterna: chiunque sia stato a Sighisoara sa benissimo che tanto lussuosa la corte di Dracul non poteva essere, anche perché a quell'epoca il principe non era ancora riuscito a conquistare il trono valacco ricoprendo solo la carica di capitano delle guardie di frontiera. Si afferma anche senza vergogna che a Snagov le telecamere sono raramente entrate: chissà allora che razza di zoom dovevano avere le telecamere utilizzate dagli operatori della trasmissione "Sereno Variabile" per riprendere l'interno del monastero rimanendo ben piantate sulle sponde del lago! Alla contessa Bathory è dedicato solo un breve momento, reso esilarante da un improbabile scoop: la contessa Bathory faceva parte dell'Ordine del Drago! Certo quel drago nello stemma è fuorviante... Conclude, in studio, un brevissimo intervento del professor Introvigne, unica parentesi sensata e competente di tutta la puntata. Consentiteci di concludere con una domanda: ma possibile che la Rai debba sprecare spazio e soldi in questo modo? Possibile che gli autori di una trasmissione dedicata nello specifico a questo genere di argomenti possano essere così superficiali? Un mistero al quale speriamo Giacobbo voglia presto darci risposta. Misteri di Viale Mazzini.


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