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Numero 47 - Giugno 2015

DRACULA NON DEVE MORIRE!
di Enrico Ercole



Non ricordo esattamente quando fu, ma ricordo perfettamente come fu, ossia straordinario! Non avrò avuto più di undici o dodici anni: era una sera, dopocena. Non avevamo ancora il televisore col telecomando, ma un Normende a colori col tastierino luminoso a sensori, “touch” come si direbbe oggi, che faceva tanto figo ma che comunque ti costringeva ad alzarti dal divano per cambiare canale. Niente telecomando, non ancora. Baudo sull’Uno con Fantastico, Mike Bongiorno sul Cinque con SuperMike… du balle… Su Italia Uno, il Sei, un cacchio di film con Charles Bronson. Poi, sul Sette, Tv7 Lombardia, una di quelle telepannocchie che in quegli anni sbucavano come funghi, con rulli pubblicitari di un’ora e venti ogni otto minuti film. Guido Angeli e il suo stramaledetto spot di Aiazzone, poi partono i titoli di testa di un film… musica interessante, magari un po’ gracchiante ma attizzante. Titolo in rosso: “Dracula il Vampiro”. WOW! E chi se lo perde! Una carrozza nel bosco, un elegante signore inglese che arriva a un castello, attraversa una sala con colonne ritorte e poi… In cima a una scala ecco una sagoma immobile, in ombra. Tre falcate ed entra in luce. Eccolo. E’ così che Sir Christopher Lee è entrato nella mia vita conquistando il mio immaginario di futuro vampiromane. Non ne sapevo nulla all’epoca di vampiri, pipistrelli, paletti di frassino e nobili valacchi, ma quel viso mi si stampò in testa: mi piaceva tutto di quel signore, l’aspetto elegante, lo sguardo assente, la bocca piegata in una davinciana smorfia vetrificata tra l’indifferente e lo schifato. Che mito! Un vampiro vero! Tutto in lui era gotico: il mantello, i canini insanguinati, gli occhi iniettati di sangue, il castello. Appena entrava in un’inquadratura tutto diventava gotico, perfino le federe dei cuscini. l film corre tutto d’un fiato e poi la voglia di vederne un altro, magari due sere dopo come promette il “promo”. Il seguito! “Dracula principe delle tenebre”: rieccolo. Ma stavolta non parla! Anni dopo verrò a sapere che Lee, dopo una violenta litigata col regista, si rifiutò di recitare dialoghi da lui ritenuti troppo banali restando silente per tutto il film, ma poco importa. Poi più nulla. Viene l’epoca delle VHS, delle prime videoteche. Mica facile trovare film inglesi degli anni Cinquanta e Sessanta. Contagiato l’amico Gabriele, ci mettiamo a caccia: e sì, mica facile… www.ebay.com un cacchio! Cerca e ricerca. “Tv Sorrisi e Canzoni” per spulciare le programmazioni: magari da qualche parte danno uno dei quei bei Draculi con Lee. E pian piano, con il videoregistratore, li catturiamo tutti. Che faticaccia, star lì con il telecomando per cancellare la pubblicità. Ma cavoli, se ne vale la pena: eccoli tutti sullo scaffale, tutti i miei Dracula con Christopher Lee! Belli (pochi) e brutti (tanti). Tavanate galattiche “1972: Dracula colpisce ancora” e “I satanici riti di Dracula” ma stupendi “Una messa per Dracula” e “Il marchio di Dracula”. Poi la scoperta che Lee ha interpretato anche il ruolo di Vlad Tepes, il Dracula storico! Ignobile quel “Conte Dracula” di Jess Franco con i cani impagliati, ma inarrivabile primo Dracula coi baffi, proprio come viene descritto nel romanzo di Stoker! Da rivedere quel “Tempi duri per i vampiri” con Christopher Lee che, fresco fresco del successo del primo “Dracula”, se ne arriva in Italia per girare una commedia con Renato Rascel, quello “strano omino italiano che si agitava tanto per niente” come avrà a descriverlo anni dopo… E che ridere in “Dracula padre e figlio”, garbata commedia francese in cui Lee interpreta un vampiro un po’ attempato alle prese con le bizzarrie moderne, bambole gonfiabili comprese! Nel frattempo mi prende la voglia di saperne di più su quell’attore ed emerge un personaggio fantastico! E’ vero, dai, ammettiamolo, non era propriamente un istrione, ma che divertimento trovarlo e riconoscerlo nei ruoli più strani: mi convinco perfino a superare la mia diffidenza bondiana e a zupparmi “Agente 0007 - L’uomo dalla pistola d’oro” in cui interpreta il cattivissimo Scaramanga. E mica così per ridere, perché lui le cose le fa bene: è cugino acquisito di Ian Flemming, mica poco! Se poi interpreta Saruman ne “Il Signore degli Anelli” lo fa vantandosi di essere l’unico attore del cast ad aver conosciuto di persona Tolkien. Due salti sulla poltrona al cinema nel vederlo interpretare il perfido Conte Dooku in “Star Wars”: impassibile, mantello, volto vitreo, inespressivo… è lui! E’ proprio lo stesso mago che mi aveva stregato anni prima… è sempre il Conte, solo che questa volta stringe una spada laser al posto di un candeliere! Forte poi ritrovartelo quando meno te lo aspetti come Rochefort in i “Tre moschettieri”, come Fu Manchu, come Mummia, come creatura di Frankenstein, come Rasputin, come boia nello sceneggiato dedicato alla Rivoluzione francese, come Dottor Jackyll, come Sherlock Holmes e come cameo negli incubi di Tim Burton. Una sera me lo ritrovo in Tv intervistato da non so chi mentre racconta di aver studiato da basso e accennare a “ella giammai m’amò” dal “Don Carlos” di Verdi. Vabbè, Mr. Lee, glielo dico con tutto il rispetto: so che lei considerava il punto più alto della sua carriera l’interpretazione del protagonista in quel bruttarello “Jinnah” dedicato all’omonimo fondatore del Pakistan, ma se lo lasci dire: io preferisco ricordarla come Dracula, anche quando moriva (più o meno) intrappolato nei rovi o colpito da un fulmine! L’altra sera, cambiando canale, questa volta col telecomando, l’ho trovata impegnato a interpretare nientemeno che il ruolo del Principe Filippo, il marito della regina Elisabetta in un brutto telefilm dedicato a Diana! Glielo perdono, perché a Dracula si perdona tutto, perfino la presunzione di esser voluto morire davvero. Mica poco per il non morto più grandioso di sempre! Buon viaggio! E grazie di tutto. Ci torni a trovare, proprio come quando era Dracula!


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